<b>WORKSHOP</b>

<p>Lo spazio laboratorio sarà coordinato da Beppe Chia (ISIA) e Marcello Signorile (Accademia) e condotto da quattro ospiti che accompagneranno altrettanti gruppi di studenti attraverso un tema comune. La sfida di ogni gruppo sarà raccontare con gli strumenti e i linguaggi più consoni ad ogni ospite un evento che verrà presentato (a sorpresa) la sera di accoglienza.</p> <br>

<b>METALLI LINDBERG</b> <img src=
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<p>Metalli Lindberg, fondata nel 1992, ha scelto questo nome «Per dare al “laboratorio” un senso di internazionalità ed un tocco nordeuropeo: Metalli significa materiali preziosi, solidi; mentre Lindberg evoca il Nord Europa, a cui noi guardiamo per il design dalle linee pulite e semplici, oltre che a ricordare Charles Lindbergh, il primo uomo a compiere la prima traversata in aereo in solitario dell' Oceano Atlantico. Da qui la nascita di un nome che racchiude razionalità e sogno, materia e spirito.» Il loro stile punta alla semplicità, ad una costante ricerca degli accostamenti di colore, della purezza del segno, dei materiali che possano rievocare i valori ed i progetti del singolo cliente, in maniera semplice e diretta: «il nostro approccio si può definire scientifico, ma può anche ricordare l'arte culinaria, dove è fondamentale saper dosare sapori e calore.»
Metalli Lindberg ha ricevuto numerosi riconoscimenti a livello italiano (Art Directors Club, Grand Prix pubblicità Italia, Pubblicità progresso) ed internazionale (Communication Arts Design Annual – USA, Design & Art Direction Awards, Design Week Awards, Epica Awards). Articoli e servizi sul lavoro e la creatività dell’agenzia sono stati inoltre pubblicati sulle maggiori riviste internazionali di settore. FairTrade TransFair Italia, il Consorzio che certifica i prodotti equo e solidali nel nostro Paese, li ha voluti come sua nuova agenzia di comunicazione. Grazie alla loro attenzione per l’estetica e l’etica del messaggio, per la vocazione alla comunicazione sociale, oltre che per l’esperienza nel biologico. «I nostri strumenti sono la semplicità, la bellezza e la funzionalità. Il nostro obiettivo è contribuire in maniera positiva al mondo che ci circonda: non solo per quanto riguarda le dinamiche di mercato.» «Oggi emerge sempre più l'esigenza di una comunicazione "evoluta": accanto all'aspetto economico e quello culturale, essa si proietta in una dimensione etica, lancia o sostiene messaggi sociali, crea un nuovo equilibrio e una nuova consapevolezza.»
«Il design è a tutti gli effetti un servizio, che ha lo scopo non soltanto di dare visibilità al cliente, ma anche di responsabilizzare sui valori umani ».
«Come dei moderni alchimisti, sulla base dell'esperienza e di regole ben sperimentate, trasformiamo la materia in sogno ma cerchiamo anche di rendere migliore la realtà.»</p>

<a href>www.metalli-lindberg.com</a>
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<b>OTOLAB</b> <img src=
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<p>Otolab nasce nel 2001 a Milano come gruppo di affinità di musicisti, dj,vj, videoartisti, web designer, grafici e architetti accumunati dalla necessità di dare uno sviluppo collettivo ai propri progetti. Il progetto Otolab si sviluppa attraverso il lavoro di laboratorio, i seminari e i workshop secondo i principi del mutuo confronto e sostegno nell'elaborazione dei progetti, della libera circolazione dei saperi, della ricerca e della sperimentazione tesa anche all'utilizzo alternativo delle macchine. La spinta oltre le soluzioni preconfezionate e il taglio minimale delle proposte sonore e visive caratterizzano la visione di Otolab che si esprime nelle performance e nelle produzioni. I live sono realizzati progettando i suoni e le immagini, le luci e le ombre, che guidano lo spettatore in un percorso esperienziale. Otolab cerca di fornire una strumentazione per esplorazioni interiori. Otolab è una organizzazione no-profit che vive grazie all'autofinanziamento ed all'autoproduzione.
Tra i lavori di Otolab: quartetto.swf performance di musica visuale Quattro file eseguibili .swf vengono lanciati su quattro laptop. Ogni file contiene una diversa serie di mappe di suoni e di forme grafiche vettoriali scelte dalla tastiera. I suoni e le immagini sono generati dal trascinamento invisibile del mouse che i quattro performer fanno scorrere, attivando pulsanti invisibili e tessendo la narrazione audiovisuale in 20 minuti di live set. Si generano così complesse interrelazioni tra oggetti visivi e oggetti sonori secondo una dinamica distribuzione di ruoli tra i singoli esecutori i quali concorrono alla realizzazione di un evento unitario e complesso. Le immagini prodotte vengono proiettate su quattro differenti schermi. (vincitore dell'Italian Live Media Contest 2002 e di Netmage 2003)
op7 è una live audiovisual perfomance che attraverso il linguaggio optical sviluppa una rilettura del tema del tunnel come metafora del viaggio e indagine sulla percezione audiovisiva. Il progetto nasce in occasione del festival Mixed Media all'Hangar Bicocca di fronte all'installazione "Sette porte celesti" di Kiefer. Sette ingressi, sette tunnel, sette viaggi attraverso altrettanti ambienti esperienziali optical alla ricerca dell’ unità finale.</p>

<a href>www.otolab.net</a>
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<b>ALBERTA PELLACANI </b><img src=
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<p>Alberta Pellacani è nata a Carpi (Modena) nel 1964, ed ha compiuto gli studi presso l’Accademia di Belle Arti e presso il Dams di Bologna. La sua è una continua ricerca in più direzioni attraverso sconfinamenti linguistici, nella completa libertà di mezzi e di linguaggi: video, installazione, disegno, oggetti reali ed azioni. Compie una sperimentazione -che spesso giunge ‘al limite’- sul corpo, la natura, il sociale. Tra le mostre personali: 1996 "Cantiere a est" S. Maria delle Croci, Ravenna, a cura di Serena Simoni. 1997 Roberto Cuoghi - Alberta Pellacani, Spazio Aperto G.A.M. Bologna. 1998 "Make Up" per "Sentieri continui", Claudia Gian Ferrari Arte Contemporanea, Milano, a cura di Francesca Pasini e Claudia Gian Ferrari. "dove nascono le parole..." Galleria San Salvatore, Modena. 2003 Alberta Pellacani - Franco Vaccari, La vigna delle arti, a cura di Eugenio Gazzola e Fabiola Naldi, Torre Fornello, Piacenza.
«La ricerca che porto avanti opera attraverso sconfinamenti linguistici tra i diversi mezzi - dalla fotografia al video al disegno all'installazione - e anche tra le diverse "identità "che di volta in volta assume il corpo, la natura, il sociale. A volte coinvolgo chi all'arte è estraneo, chi non la fa, chi non la fruisce, chi non ne capisce, perché, nell'esposizione del progetto qualcosa passa, forse una forma di condivisione, un reciproco affidarsi-fidarsi. Così l'opera non è più mia, ma di chi si è affidato all'Arte e la fa sua, e in quel preciso momento E'.»
Alcune opere: Diacono Gerardo 1028 è un libro rilegato a mano in copia unica, scritto e dipinto con vino rosso su carta. Ne La prima volta un gruppo di anziani over 80 contribuiscono ad interpretare "il jeans come icona del ventesimo secolo"; loro i jeans non li avevano mai indossati. (Né cambiarono abitudini dopo la foto di gruppo). Badanti : una sorta di tributo alle donne che per mantenere la famiglia (contrariamente a quanto avveniva un tempo) si spostano e si prendono cura dei nostri vecchi, assumono emergenze su due fronti, una famiglia a est e una a ovest. Occhi sul tavolo : un contatto muto, fatto di sguardi e occhi, tra adolescenti ospedalizzati, ragazzi difficili, turbolenti insieme a ragazze anoressiche; scrutati attraverso una grande lente d'ingrandimento. Senza titolo: da alcuni anni alcune piante di ulivi e tassi vivono capovolti in una stanza. “Le foglie e i rami inseguendo la luce crescono in direzione delle radici, tentando la ripresa di un dialogo verticale col cielo”.
Sul pavimento uno specchio che riflette anche il visitatore, naturalmente capovolto rispetto alle piante; qual è il giusto punto di vista?</p>

<a href>portfolio online </a>
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<b>MARCO SIGNORINI</b><img src=
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<p>Marco Signorini vive a Firenze. Nel 1994 realizza Europos Centras recandosi a fotografare il centro geografico dell'Europa. Ha partecipato al progetto Idea di Metropoli (2002), a cura di Roberta Valtorta, per il Museo di Fotografia Contemporanea di Cinisello Balsamo. Ha lavorato a "Linea di Confine” per la Fotografia di Rubiera realizzando i lavori Mother Way (2001) e Luoghi della cura (2005), presentati recentemente nella collettiva Trans Emilia (a cura di Thomas Seelig e Urs Stahel), al Fotomuseum di Wintherthur e al SK Stiftung Kultur di Colonia. Nel febbraio 2007 pubblica Echo. I luoghi e le persone ritratte da Marco Signorini sono investiti da una luce particolare, indefinibile, che comunica speranza ma allo stesso tempo nostalgia.
Echo è il riflesso di un suono e un ambiente naturale, fuori dal tempo. I luoghi si rivelano non tanto attraverso la descrizione particolareggiata, quanto piuttosto attraverso lo sguardo. Profondamente influenzato dallo psicologo James Hillman e dal suo libro L'anima dei luoghi, Signorini cerca di restituire importanza all'anima, con uno "sguardo" che comprenda tutto: immaginazione, fantasia, mito.</p>

<a href>profilo exibart</a>
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<b>GETTARSI OLTRE</b>
<b>Progetti come ritratti consapevoli</b>


<p>La mostra presenta il percorso “Progetto Cosciente” realizzato dagli studenti del terzo anno dell’ISIA di Urbino.

ISIA di Urbino, via Santa Chiara 36, Urbino, inaugurazione 26 marzo ore 13,30.
Orario 27/30 marzo ore 9,00-19,00; 31marzo ore 9,00-12,00</p>




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